Nativi digitali? No grazie

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Si continua a mistificare le metodologie didattiche, fecendoci credere di essere gli ultimi arrivati e di aver tutto da imparare
Ne è un esempio Paolo Ferri, da tutti stimatissimo esperto di Didattica Digitale, nel suo ultimo articolo, parlando di Nativi Digitali e di Flipped Classroom come nuova metodologia didattica “rivoluzionaria”
Se è vero che l’apprendimento informale è oggi molto facilitato dall’utilizzo delle Devices, è altrettanto confutabile che siano una scoperta dei Paesi anglosassoni i benefici di una didattica nn-erogativa, di cui abbiamo anticipato i presupposti fin dal secolo scorso nella Scuola italiana, con quella di Barbiana in testa
Ma quello che appare inaccettabile è ridurre il Gap solo ad una carenza di infrastrutture, magnificando l’operato del Miur attraverso le sue istituzioni ed Enti preposti alla formazione dei Docenti
E’ quanto di più falso, visto che in 17 anni nessun Ministro (e di conseguenza nessun decreto del Ministero) ha mai invertito la tendenza ai tagli alla Scuola Pubblica
Altro che LIM o iPad!!
Nn esiste una Cultura della Formazione e riprova è nei numeri dei cosiddetti “formati”
Occorrerebbe uscire dalla logica del “tutto va bene”, come da quella che “siamo gli ultimi della classe”, per affrontare la situazione pragmaticamente, con la speranza di riuscire davvero a cambiare qualcosa
I primi a nn farlo sono i Docenti stessi, sobbarcati da ore di lavoro nn retribuite, impegni e responsabilità, a fronte di un misero stipendio, giustificati fino ad un certo punto però, perchè bisognerebbe che la smettessero di considerarsi “Missionari”, ma “Lavoratori”
Seguono a ruota famiglie e studenti, preoccupati di trovare il tempo di far coesistere le ristrettezze del bilancio domestico con le spese per ripetizioni e acquisti di Smartphone, illudendosi di contribuire così ad una “educazione moderna e digitale” dei loro figli
Occorre chiarezza innanzitutto: i “nativi digitali” sono una chimera, visto che i loro educatori provengono e vivono in un contesto nel quale nn hanno mai acquisito le reali competenze sull’uso e sul rapporto costi/benefici delle ICT e della Rete nell’insegnare ad apprendere
Nn per colpa loro, ovviamente, come si può chiedere di più ad una categoria che guadagna meno di un muratore nn assicurato ed è responsabile della formazione dei “nuovi cittadini”?
Così come nn va spacciata la Flipped Classroom come una nuova strategia didattica: al massimo, nelle condizioni in cui si trova la Scuola Italiana, diventa solo un modo diverso per assegnare i compiti a casa, a cui nn segue affatto nessun esperimento collaborativo in classe, o ci dimentichiamo che nella maggior parte dei casi Lim e Pc sono sotto chiave per addetti di laboratorio gelosi del loro potere o perchè le Scuole sono mancanti di connessione alla Rete?
La mia osservazione è che questo modo di presentare la situazione solo mostrando le “eccellenze”, è la strada peggiore per contribuire ad un reale rinnovamento delle metodologie didattiche e della Scuola
Così si costringono i Docenti ad “arrancare” per imparare da soli e si distoglie l’attenzione dai veri problemi, che sono politici e trasversali a tutti i partiti
Al massimo in Italia abbiamo “immigrati digitali” (o “emigrati”) e tutto ciò che viene fatto per una nuova Didattica è volontaristico e scoordinato metodologicamente, perchè ogni esperienza è isolata dalle altre
E cmq nn abbiamo da apprendere nulla in termini di cura dell’apprendimento da parte dello Studente, a livello dei Docenti, che sono realmente più oberati dalla buracrazia che dai corsi di aggiornamento
Chi manca ingiustificatamente all’appello è lo Stato, che distribuisce soldi al Privato, mantiene nella precarietà migliaia di professionisti abilitati, regala chiacchiere e nn infrastrutture
Come si può pensare di elucubrare su sistemi formativi digitali quando nn si riesce a mettere in condizione gli interessati di vivere il tempo scolastico serenamente?
Ben vengano le teorizzazioni se sono basate sulla realtà, altrimenti sono solo illusioni (o fette di prosciutto, che è anche più buono….), che servono ad acquietare, a distrarre, a postare…..mentre oggi c’è bisogno di ribellarsi e far “rumore”, nn di stare zitti
Altrimenti l’effetto sarà convincersi che Studenti e Docenti sono pronti per ogni nuova metodologia, posseggono tutto ciò che gli serve, vivono la realtà in modalità digitale e gli manca solo una connessione alla Rete per diventare “bravi” come i loro colleghi Statunitensi
Questa però si chiama mistificazione, nn analisi del “futuro”

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SIC

RES_2013_IN_TERRITORIO_NEMICO

Se è vero che sono le metodologie ad operare i cambiamenti, anche nella scrittura ci sono metodi che possono innovare.
Quello della “Scrittura collettiva” è uno di questi e, pur nn facendo un uso spregiudicato degli strumenti offerti dalla Rete, introduce un insieme di principi, regole e procedure fruibili da tutti in modo da rendere la “partecipazione” un fattore di positività
SIC è l’acronimo di Scrittura Industriale collettiva, un metodo creato ed introdotto nel 2007 al fine di realizzare prodotti editoriali di valore nella narrativa collettiva
Il romanzo “In territorio nemico” di cui oggi ho visto la presentazione è il sesto dei lavori prodotti ed è stato scritto da ben 115 autori
A questo indirizzo il sito ufficiale su cui si possono trovare le informazioni relative al metodo utilizzato, che è veramente innovativo